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| Data e ora | 19/07/2009 |
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Riecco la fontanella pubblica dove attingere l’acqua. Miracolosa perché da“su grifoni” sgorgherà anche gassata oltre che liscia. Rigorosamente gratis. Potenza della tecnica e de s’“Abba de bidda”, un progetto messo a punto da Acqueitalia. Costo zero per i cittadini, tutto a carico del Comune. Nelle maggiori piazze della città, accanto a chioschi e monumenti, troverà posto anche la “casetta dell’acqua”, fabbricato di 60 metri cubi, sorgente autorizzata del prezioso liquido “alla spina”: direttamente dalla rete idrica al consumatore. L’iniziativa è stata presentata al Lazzaretto di sant’Elia e Abbanoa nell’occasione ha spiegato che tutti i giorni vengono effettuati 50 controlli a campione, analisi continue per i controlli di qualità microbiologica ed economicità garantita da un costo pari a 0,0012 euro/ litro. Fatti i conti, con i soldi spesi per comprare una bottiglia d’acqua minerale si acquistano 500 litri di acqua del rubinetto. I sardi sembrano sordi a questi calcoli tant’è che occupano il primo posto nella classifica italiana dei consumatori di minerale: 400 milioni di bottiglie d’acqua scolate ogni anno – una montagna di pet da smaltire – tra Cagliari e Santa Teresa di Gallura, per una spesa pari a 12 milioni di euro. L’iniziativa “Abba de bidda” comincia a interessare i comuni: 40 hanno manifestato interesse, 8 avranno la “casetta dell’acqua” entro l’anno, primi fra tutti i comuni di Putifiguri (Sassari) e Villaurbana (Oristano). (m.g., pubblicato su la Nuova del 19 luglio 2009)
Il trattamento dell'acqua e la sua distribuzione ai cittadini attraverso fonti pubbliche diventa un brevetto d'uso che da oggi è a disposizione delle amministrazioni comunali: la promessa è quella di un risparmio sui costi per lo smaltimento delle bottiglie di plastica, con la possibilità di erogare un servizio in più agli abitanti. Che potranno, in sostanza, attingere acqua minerale naturale e gassata, refrigerata, ricavata dalla rete idrica urbana, tagliando i costi per l'acquisto delle scorte. Il sistema è stato messo a punto dalla Acque Italia Srl, società sarda specializzata nel trattamento delle acque domestiche: si chiama “Abba de bidda” e nei giorni scorsi è stato illustrato agli amministratori pubblici durante un incontro al quale ha partecipato, tra gli altri, anche il direttore generale di Abbanoa, Sandro Murtas.
IL PROGETTO. Come ha spiegato il presidente della società, Daniele Filippino, lo scopo del progetto è restituire ai cittadini il diritto di usufruire gratuitamente della risorsa idrica, ma anche garantire un risparmio alle amministrazioni. «Abbiamo stimato che un Comune di 10 mila abitanti che adotta questo sistema può risparmiare a partire da 50 mila euro in un anno sullo smaltimento delle bottiglie di plastica. Con tre anni di risparmio, l'amministrazione avrà ripagato i costi per la realizzazione dell'impianto». Non solo. «Il compimento integrale del progetto è in grado di dare occupazione a 100 persone. Il sistema è già stato adottato dal Comune di Villaurbana e da quello di Putifigari, ma abbiamo anche collaborato con diverse municipalizzate del nord Italia», ha ricordato Filippino.
COME FUNZIONA. Il sistema è formato da un impianto di trattamento a micro filtrazione o a osmosi sistemato all'interno di un box (di due metri per uno e mezzo) che trasforma la risorsa idrica in acqua minerale (anche gassata) e da un punto di distribuzione sistemato sotto una tettoia. Uno schema che può essere adattato ai diversi tipi di ambiente urbano. L'impianto può anche essere collegato a una sorgente naturale. In caso contrario, l'amministrazione di un Comune con tremila abitanti, che prelevano mediamente 2.500 litri al giorno, dovrà sostenere il costo di 1.500 euro all'anno. «Attraverso le amministrazioni intendiamo portare avanti anche una campagna di educazione nelle scuole sull'importanza di tutelare la risorsa idrica, promuovendo l'uso dell'acqua pubblica, ritenuta buona, sicura e controllata». Con questo sistema, ogni famiglia risparmierebbe circa 300 euro all'anno. (Nicola Perrotti, pubblicato sull’Unione Sarda del 19 luglio 2009 nella Rubrica Economia e Lavoro)