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A Villaverde un Consiglio comunale congiunto con gli amministratori degli altri tre centri. In cenere 2.300 ettari di bosco.

Data e ora 06/08/2009
A Villaverde un Consiglio comunale congiunto con gli amministratori degli altri tre centri. In cenere 2.300 ettari di bosco.
I consiglieri comunali di Villaverde, Villaurbana, Usellus e Pau: i canadair arrivati tardi «Aiutateci a far rivivere monte Arci»
Appello alla Regione dai 4 paesi devastati dai roghi di luglio

Dopo i due giorni di vera emergenza, il 23 e 24 luglio, si erano imposti di non rilasciare dichiarazioni. Ma ora hanno deciso di rompere il silenzio, chiedere chiarezza su presunti ritardi nella macchina regionale dell'antincendio e lanciare un appello alla Regione: «Non lasciateci soli». I sindaci di Villaverde, Pau, Usellus e Villaurbana, territori attraversati dallo spaventoso rogo che ha mandato in fumo 2.300 ettari sul Monte Arci, hanno riunito i loro Consigli a Villaverde. Ed hanno approvato un documento unitario che ha impegnato la Regione alla costituzione di un tavolo tecnico per redigere un progetto per il recupero di quei boschi, diventati un deserto nero.
I DATI Per la prima volta sono stati esposti i dati di una vera devastazione. Lo ha fatto il vicesindaco di Villaverde Sandro Marchi. Usellus è il Comune più colpito con 1040 ettari cancellati dal rogo, poi Villaverde con 943, Pau con 244 e Villaurbana con 84. Ben 1150 gli ettari di bosco bruciati, 1160 di superfici agricole.
I SINDACI «Un lutto collettivo – ha detto il sindaco di Villaverde Roberto Scema – il fuoco ha colpito i luoghi della nostra identità come Mitza Margiani e San Mauro». «Servono sostegni finanziari anche per gli imprenditori agricoli non iscritti alla Camera di commercio», ha aggiunto il collega di Usellus Adriano Atzei. Ed il “mea culpa” del sindaco di Pau Franceschino Serra: «I nostri Comuni non organizzano più le squadre antincendio».
I RITARDI Ma si è parlato anche del ritardo dell'arrivo dei canadair. «I soggetti in campo non si sono coordinati», è stata l'accusa del sindaco di Villaurbana Luca Casula. «Noi abbiamo lavorato al meglio con l'unità di crisi a Fenosu – ha replicato il comandante provinciale del Corpo forestale Maria Piera Giannasi – Bisogna ripartire dalla prevenzione, non ci sono più le fasce antincendio attorno ai centri abitati». Parole che hanno provocato l'intervento della deputata Caterina Pes: «La prevenzione va bene, ma gli incendi bisogna spegnerli. Ero in Parlamento quando il sottosegretario Bertolaso con documenti ha annunciato la richiesta tardiva di canadair della Sardegna. Mi impegnerò per fare chiarezza».
GLI AIUTI Nella riunione si è parlato molto degli aiuti agli agricoltori con i vaucher. Qualche malumore per l'esiguità delle somme. «Siamo coscienti che sessanta mila euro sono una miseria per questo territorio – ha detto il consulente dell'assessore regionale all'Agricoltura Ugo Tanchis – ma dobbiamo sottostare alle norme europee. Cercheremo di forzare, per quanto possibile, anche per gli indennizzi per i danni alle strutture». (Antonio Pintori, pubblicato su l'Unione Sarda di giovedì 6 agosto 2009)

Monte Arci non vuole morire

VILLA VERDE. È interamente racchiuso nella dignitosa e pressante richiesta di aiuto il senso profondo della seduta congiunta che martedì pomeriggio ha riunito i consigli comunali dei paesi sconvolti dal rogo che il 23 e 24 luglio scorso ha mandato in fumo duemila 500 ettari di bosco del monte Arci: «Non lasciateci soli.», ha infatti detto il sindaco Roberto Scema a conclusione del suo intervento. Una maxi–seduta che, assenti gli assessori regionali all’Agricoltura Andrea Prato e all’Ambiente Giorgio Oppi (impegnati nella discussione in aula del collegato alla Finanzia) ha visto però presenti gli apparati tecnici dei due assessorati, nonché i referenti dell’Ente Foreste e del Corpo forestale assieme ad alcuni politici che rappresentano l’Oristanese in parlamento, in Regione e in Provincia. Sono state così tre ore di intenso parlare, dove l’argomento della piaga rappresentata dal fuoco è stato sviscerato in tutte le sue implicanze: da quelle economiche a quelle sociali, tradottesi poi in un documento unitario che giusto ieri mattina è stato inoltrato alla giunta regionale guidata da Ugo Cappellacci. Ad aprire i lavori, martedì sera, sono stati i sindaci dei quattro paesi coinvolti negli incendi – Roberto Scema di Villa Verde; Luca Casula di Villaurbana; Adriano Atzei di Usellus e Franceschino Serra di Pau – i quali dopo aver riassunto con la voce rotta dall’emozione le ore dell’emergenza, si sono soffermati su alcune specifiche richieste: l’immediato aiuto agli operatori economici colpiti dall’evento e la bonifica ambientale chiedendo tutta una serie di deroghe alla normativa vigente pena il tracollo delle attività produttive che al monte Arci facevano riferimento. In primissima battuta l’estensione degli indennizzi a prescindere dalla qualificazione legale di imprenditore agricolo o meno per quanti hanno subito danni alle colture, la deroga ai vincoli catastali (non utilizzo dei terreni interessati dall’incendio) quindi quelli riferiti al settore dell’allevamento che, in una sorta di partita di giro tra Regione e Comuni, vedrà questi ultimi emettere i buoni per gli aiuti immediati quali l’acquisto di mangimi e foraggi. E non sono mancate le polemiche. In primissima battuta quelle riferite al ritardato intervento da parte dell’apparato antincendio che ha fatto dire al deputato Caterina Pes come la Regione dovrà rispondere alle precise accuse lanciate da Bertolaso. Accuse respinte al mittente da Maria Piera Giannasi, comandante provinciale del Corpo forestale, la quale ha sostenuto come nel giorno in cui la Sardegna bruciava tutti si sono impegnati anche oltre il possibile: dalle istituzioni fino ai volontari. A trarre le conclusioni del dibattito è stato quindi il referente dell’assessorato regionale all’Agricoltura, Tanchis, il quale ha assicurato: «Ci saremo». (Tigellio Sebis, pubblicato su La Nuova Sardegna di giovedi 6 agosto 2009).

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