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Congetture

Che un nucleo abitato esistesse fin da tempi remoti è testimoniato dalla presenza di nuraghi disseminati su tutto il territorio comunale. Il passaggio dei Romani è attestato dai numerosi reperti venuti alla luce negli anni, per lo più fortuitamente; non si registra un’indagine sistematica.
La tradizione orale e l’analisi etimologica del toponimo consente, se non di acquisire altri dati certi, evidenti e significativi, di fare delle congetture e seguire nuovi percorsi.

Tradizioni orali

Una tradizione orale – tuttora viva – fa riferimento a un episodio secondo il quale alcuni pastori di Uselis rinvennero in un bosco un simulacro di santa Margherita (la patrona del paese) e lì edificarono una chiesa in suo onore. Se si tenesse per certo tale fatto, la fondazione del primo nucleo del comune potrebbe essere fatta risalire a un periodo compreso tra il VII e l’VIII secolo (si andrebbe quindi molto più indietro rispetto alla prima attestazione scritta sulla presenza del comune, risalente – come detto – al basso medioevo), quando a Bisanzio, imperatore Leone d’Isaurico, era attiva l’eresia iconoclasta ed era comune che i fedeli cristiani sotterrassero le immagini sacre per sottrarle alla profanazione da parte degli eretici, nascondendole in luoghi boschivi. Fin qui il dato del racconto orale tramandato negli anni, che certamente non conduce – circonfuso com’è di un’aurea di leggenda - al dato scientifico certo, ma consente, se non altro, di avere indicazioni e linee che stimolano la fantasia dei ragionamenti, la ricerca di parallelismi e il gioco di collegamenti più o meno attendibili (uguali suggestioni si riferirebbero, infatti, alla vergine di Bonacatu in Bonarcado).

Considerazioni etimologiche

Un’analisi ragionata ed etimologica del toponimo può aggiungere ulteriori dati.
Il sostantivo villa è dalla locuzione latina VILLA URBANA che probabilmente andrebbe spiegata come “villaggio della città” di Othoca, la città, ormai romanizzata, più vicina. Si può pensare, allora, che Villaurbana fosse una tenuta che forniva i prodotti dell’agricoltura e della pastorizia alla importante città degli stagni. Nel Codice Rurale, redatto da Mariano IV d’Arborea probabilmente tra il 1355 e il 1365, si parla dei villaggi del regno giudicale come di ville (biddas): in epoca medioevale si è dunque avuto uno slittamento semantico e villa non indica più “fattoria”, “fondo”, “casa di campagna”, ma “borgata”.

L’alternanza urbana - albana

L’aggettivo urbana è da alcuni interpretato semplicemente come “nome di stazione romana”, senza ulteriori specifiche. Viene naturale, allora, dar voce – e certo credito - a una delle versioni sulle origini del paese tramandate dai nostri avi, secondo la quale le prime abitazioni sarebbero state costruite dai signori di FORUM TRAINI allo scopo di trascorrere il periodo estivo all’ombra delle secolari piante di leccio allora - e tuttora - esistenti in questo sito. Che il paese fosse luogo di villeggiatura dei romani di stanza a Fordongianus è ipotesi certo non da accogliere senza riserve ma non appare del tutto peregrina, sia perché confortata da alcuni dei significati di URBANUS-A-UM (“ameno” in Cicerone e altri; “relativo alle piante”, “coltivato”, “ben curato” in Plinio il Vecchio), sia perché è accertata l’esistenza di una strada che da Fordongianus portava ad Uselis tramite il territorio di Villaurbana, che quindi era una stazione, luogo di passaggio, tappa e – presumibilmente - anche luogo di soggiorno.
Nella stessa direzione va la lettura del termine albana.
Il nome dell’ormai scomparso paese di Billalba (nella diocesi di Ampurias in provincia di Sassari) è spiegato spiegato come “paese erboso”, “ricco di pascoli”, dal sardo villa e dal gallurese alba (erba). Il rimando e l’accostamento di lettura etimologica sono immediati: ancora oggi Villaurbana è ricca di pascoli e parte significativa della sua economia si regge sulla pastorizia e sull’agricoltura.

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